Grotte di Onferno

Le grotte di Onferno si trovano all’interno della Riserva Naturale di Onferno, istituita nel 1991 nel territorio del comune di Gemmano.

In epoca antica questo insediamento portava il nome di Castrum Inferni che in volgare divenne Inferno, a causa delle grotte che nell’immaginario popolare erano una porta di accesso all’oltretomba, leggenda rafforzata anche dai vapori emanati dalle rocce nei mesi invernali, soprattutto durante il crepuscolo. Finché nel 1800 il vescovo di Rimini modificò il nome in quello odierno.
Si narra che lo stesso Dante, in fuga da Firenze si rifugiasse al loro interno, e da questo luogo inquietante ricevette l’ispirazione per la cantica dell’Inferno nella sua celebre Commedia.

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Le grotte si aprono nella roccia alla base del singolare masso gessoso sui cui si adagiava l’antico Castrum.
Nel 1916 lo speleologo Quarina esplorò per la prima volta l’intero complesso carsico, considerato uno dei più importanti d’Italia nel suo genere, frutto del lento scorrere millenario di un corso d’acqua sotterraneo nel gesso selenico del sottosuolo.
Stanze, cunicoli e anfratti si sviluppano in percorso di 750 metri complessivi, di cui 400 aperti al pubblico, ad un dislivello di 64 metri. L’ambiente geologicamente più interessante è la Sala Quirina, conosciuta anche come Sala dei Mammelloni, per le enormi prominenze coniche che spuntano dal soffitto. Queste conformazioni scenografiche, straordinarie per numero e dimensioni, sono tra le più grandi d’Europa.

All’interno delle grotte si trova una delle più cospicue colonie di pipistrelli presenti su territorio nazionale, animali purtroppo considerati in via di estinzione. Oltre 8000 esemplari, dodici diverse specie di chirotteri di cui sette di interesse comunitario, la cui tutela è perciò fondamentale per la conservazione della biodiversità del luogo.

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La Riserva Naturale Orientata di Onferno comprende un territorio di 274 ettari, che contiene al suo interno numerosi e variegati habitat, circa 289 specie di animali e 482 specie di piante vascolari.
Un patrimonio sterminato e di inestimabile valore che la riserva si impegna a conservare e far conoscere in questo piccolo angolo di Italia.