Montefiore Conca

In una terra di confine tra Marche e Romagna si staglia il profilo maestoso ed imponente di una gigantesca fortezza squadrata, visibile fin dalle spiagge della costa, che si innalza fiera sopra le pianure e gli antichi poggi che la circondano.

E’ questa la Rocca di Montefiore, l’immagine più emblematica e autorevole del potere dei Malatesta nell’intera Valle del Conca, ai suoi piedi si trova un magnifico borgo proteso a guardia di un territorio ricco ed ambito, in direzione del più acerrimo e inossidabile dei rivali, il Ducato di Urbino.

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In questo splendido scrigno sono custoditi pregevoli gioielli artistici, si respirano i ritmi di un passato remoto, di una quotidianità scandita da mestieri che ancora sopravvivono dalla più lontana notte dei tempi.
Dalle sue mura si getta lo sguardo che corre fino ad abbracciare il blu del mare Adriatico che si perde all’orizzonte, fino alle dolci campagne ondulate coperte dal velluto verde di una fitta vegetazione, olivi e castagni secolari, querce e infine, gli ultimi residui di boschi selvaggi attraversati da strade e sentieri di altri tempi.

Questa è l’atmosfera suggestiva e tranquilla che si respira in questo angolo di Valconca, passeggiando lungo i vicoli e tra i locali, oggi teatro di spettacoli e feste, dove ripercorrere un tragitto non solo culturale, artistico e storico ma anche eno-gastronomico, dove il gusto e la tradizione si incontrano con stimoli vecchi e nuovi, con la vitalità di un borgo che ha saputo reinventarsi, reinvestire una fortezza militare in nuove, più pacifiche e feconde attività.

Eppure passato e temperamento di Montefiore riaffiorano potenti dalle architetture, dai profili severi, ed in primis nelle fattezze del castello e nelle forme medievali dell’abitato.

Il territorio di Montefiore si stende dal Monte Auro fino ai terrazzamenti sul torrente Conca, che con le sue terre fertili ha favorito gli insediamenti sin dalle epoche più remote, come raccontano i reperti del Sito Archeologico Pian di San Pietro e la campagna di scavi iniziati nel 2006.

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Il momento di maggior splendore del Castrum Montis Floris coincide con la signoria dei Malatesta, che procedettero all’ampliamento ed all’abbellimento del Castello fino a farne residenza privilegiata nella prima metà del ’300 ed in seguito dall’ambizioso signore Sigismondo Pandolfo Malatesta, la cui audacia gli costò la scomunica di papa Pio II.
Fu per i Malatesta l’inizio della fine. Il duca di Urbino conquisterà uno alla volta tutti i suoi possedimenti confinandolo a Rimini.
La rocca verrà consegnata dal valoroso condottiero del Montefeltro allo Stato Pontificio, seguì un lungo periodo di declino.

Attualmente interessato da interventi di restauro, questo fantastico pezzo di storia sta recuperando il suo aspetto originario.
Considerata una delle più importanti fortezze del patrimonio artistico e culturale italiano è ora possibile visitare ambienti un tempo chiusi al pubblico, come la Sala dell’imperatore che conserva pitture della seconda metà del trecento dell’artista Jacopo Avanzi.